«Non è un luogo per selfie! Non è un viaggio come gli altri». Chiara Cappadonia, la studentessa che con la scuola Tasso ha visitato il campo di concentramento di Auschwitz, dice una cosa che ci colpisce subito. Molte persone che sono andate a visitare quel luogo, si scattano i selfie davanti all’entrata e spesso anche dentro i campi, vicino ai forni crematori o alle camere a gas. «Sinceramente io, piuttosto che fotografare, ricorderei tutte le persone morte lì» spiega Chiara. La sua esperienza è iniziata il 9 Gennaio con l’incontro con Sami Modiano, sopravvissuto ad un campo di sterminio; ed è continuata nel campo di Auschwitz. Quando le chiediamo cosa ha portato con sé di questa esperienza, la sua risposta è ancora piena di commozione. «Non è facile esprimere a parole le forti emozioni che ho provato visitando il campo di concentramento di Auschwitz e quello di sterminio di Birkenau – dice – quando ho superato il cancello con la scritta ‘Arbeitmachtfrei’ (Il lavoro rende liberi) mi sono resa conto dell’orribile esperienza vissuta dagli ebrei. Ho ascoltato in assoluto silenzio il racconto della guida e osservato con attenzione tutto ciò che mi circondava. Immaginare la vita di un bambino ebreo della mia età in quel posto mi ha rattristato molto. Ho studiato l’argomento sui libri di storia, ma nessun testo, nessuna lezione, nessun racconto dei sopravvissuti, riescono a descrivere fino in fondo quello che ho visto di persona. Sono sicura che questi ricordi rimarranno sempre dentro di me con la convinzione che questa “storia” non debba più accadere». Chiara spiega quale fosse stata l’immagine che non avrebbe più dimenticato. «Sicuramente le camere a gas e i forni crematori mi hanno trasmesso forti emozioni, ma ancor di più le montagne di oggetti personali accatastati nelle stanze dei blocchi: scarpe, occhiali, denti d’oro estratti ai cadaveri, spazzolini da denti, protesi, spazzole per capelli, pennelli da barba e una stanza piena fino al soffitto, di capelli umani». Chiediamo a Chiara se c’è stato qualcosa del viaggio che non le sia piaciuto. «Mi dispiace non potervi mostrare delle foto, ma ne ho fatte poche – dice – mi facevano rabbia le persone che si facevano sorridenti le foto o i selfie sotto l’ingresso o in altri luoghi. Non è un viaggio come gli altri. Non è una meta come le altre. Ci vuole rispetto per il posto e per le persone!». Una condivisione importante, quella che ci ha donato Chiara, consapevole che il ricordo di questo viaggio la accompagnerà per sempre.

Eleonora Pace
Daniel Belgianni
Aurora Iucca
Davide Andreoli
Chiara Cappadonia