Il cyberbullismo è un fenomeno sempre più pericoloso e aggressivo. A differenza del bullismo, si manifesta attraverso internet e i social (Instagram, Facebook, WahtApp, Twitter, Snapchat). La violenza che circola in rete si può manifestare con delle foto diffamatorie o tramite anche mail contenenti materiale offensivo che può costituire un danno psicologico. Molti ragazzi sono stati minacciati via e-mail o anche via sms. In Italia, secondo l’indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, un quinto dei ragazzi ha trovato su internet informazioni false sul proprio conto oppure con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi. CyberBullismo è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante gli strumenti della rete, online.
«Per me è un fenomeno che riguarda una persona in cui riponi fiducia che poi ti insulta e ti umilia», racconta una delle vittime di questo fenomeno che abbiamo intervistato. Marco il nome è di fantasia per tutelare la sua privacy, ci racconta il motivo per cui accadono queste cose. «Le persone non hanno il coraggio di affrontare la situazione faccia a faccia, ma si nascondono dietro ad uno schermo».
Pensi che sia giusto far sentire una persona inferiore o meno importante dell’altra?
«No, perché ognuno è diverso dagli altri e ognuno ha le proprie qualità e i propri difetti».
Sei stato vittima di cyberbullismo?
«Si, l’estate scorsa una ragazza al mare, tramite il telefono di una mia amica, mi ha insultato scrivendomi brutte cose su WhatsApp. Naturalmente questa persona mi conosceva…».
Che differenza c’è, secondo te tra cyberbullismo e bullismo? Quale pensi sia più grave?
«Nel bullismo spesso i bulli hanno problemi di ogni genere (in famiglia, con amici…)
Cosa pensi dei bulli? Perché si comportano così?
«I bulli vengono spesso trascurati e per rendersi più forti scaricano tutta la loro rabbia su altre persone più deboli».
Che consigli daresti per aiutare a superare questo fenomeno?
«E’ meglio dire da subito l’accaduto a genitori o amici per evitare che il bullo continui a prendere di mira te e altre persone».

Ma non c’è soltanto il caso di Marco, c’è anche quello di Sara, anche il suo nome è di fantasia per tutelare la privacy e che racconta la sua storia.
«Eravamo in V elementare e molte persone hanno iniziato a dirmi che non parlavo bene l’italiano essendo di origini rumene… anche le persone a me più care hanno incominciato ad offendermi e a prendermi in giro. Inizialmente non ho raccontato nulla a nessuno, ma me ne sono pentita. Non riuscivo più a tenermi dentro quel dolore. Dopo ho parlato con i mei genitori. Ho provato a parlare con i bulli ma invano… Non mi ascoltavano, anzi, mi prendevano in giro ancora di più. Come vanno le cose adesso? Ora ho dimenticato tutto e cerco di andare avanti con la mia vita». La testimonianza di Sara è una delle tante ma ci sono altri episodi altrettanto allarmanti che sono avvenuti di recente il sabato sera a Latina in piazza San Marco. La sera diventa un luogo pericoloso, per via dei vari episodi di risse avvenute negli ultimi anni. Una delle vittime ha deciso di confidarsi su queste colonne proprio con noi de Il Tasso.

«Era un pomeriggio come tutti gli altri, dovevo uscire con un mio amico in piazza e abbiamo deciso di incontrarci a San Marco… quando sono arrivato, dei ragazzi insieme a questo mio amico mi hanno accerchiato e preso a calci e pugni… tutti intorno che guardavano e ridevano e nessuno interveniva. Forse perché avevano paura di mettersi nei guai, ma non è stato bello nei miei confronti, c’erano persone che incitavano». La prima immagine è questa ed è un trauma. «Poi, da lì me ne sono andato umiliato e deriso da tutti, io a mia madre non ho detto niente perché non volevo crearle degli altri pensieri (visto che era già impegnata con il divorzio con mio padre…). Io però, nonostante tutto vado a San Marco guardando nel vuoto e rivivendo dentro di me quella sera così buia». Tanti ragazzi frequentano piazza San Marco e come ha ricordato un altro adolescente lo fanno per un motivo. «Per molte persone è figo, ma per la maggior parte è un luogo d’incontro e di ritrovo fra amici a volte chi si picchia lo fa perchè non capisce che in realtà non serva a niente. Ho assistito a delle risse ma non sono mai intervenuto per evitare dei problemi».

Alfredo Loffredo
Aurora Attampato
Mirella Roscini Vitali
Edoardo Carcasole
Lorenzo Iocalzo
Giorgia Graziadei